Tesla punta al vertice tra i marchi importati in Giappone raddoppiando rete vendita e assistenza
Tesla ha deciso di sfidare in Giappone un mercato dominato da oltre un decennio dai marchi premium tedeschi. L’azienda amplierà in modo deciso showroom e centri di assistenza, avvicinando le elettriche a consumatori che continuano a preferire le ibride. L’obiettivo è chiaro: diventare il primo marchio d’importazione del Paese entro il 2027.
Tesla ha avviato una nuova fase di crescita in Giappone, fondata su una rapida espansione della rete commerciale e di assistenza. Richi Hashimoto, responsabile di Tesla Japan, ha dichiarato a Reuters che l’azienda vuole portare i punti vendita ad almeno 60 e i centri di assistenza a circa 30. Oggi Tesla gestisce nel Paese 35 showroom e 14 sedi di assistenza.
La portata strategica della mossa va ben oltre un semplice ampliamento della rete. Il Giappone è uno dei mercati automobilistici più maturi al mondo, ma l’adozione delle auto elettriche pure procede lentamente. Gli acquirenti locali continuano a preferire le ibride, soprattutto perché i costruttori giapponesi perfezionano questa tecnologia da decenni e i consumatori la considerano affidabile. Tesla prova a spezzare questa abitudine puntando sull’esperienza diretta. L’azienda sta dando nuovo peso ai test drive, con l’obiettivo di evitare che i dubbi su ricarica, facilità d’uso e praticità quotidiana si trasformino in resistenze astratte. Secondo Hashimoto, gran parte di queste esitazioni svanisce nel momento in cui ci si mette al volante.
I numeri spiegano perché Tesla consideri ora il Giappone una priorità. Nel 2025 l’azienda vi ha venduto poco più di 10.000 auto, circa il 90 per cento in più rispetto al 2024 e un record locale per il marchio. Nel primo trimestre del 2026, Tesla aveva già raggiunto circa la metà del totale dell’anno precedente. La base resta molto più piccola rispetto a quella dei rivali tedeschi, ma il ritmo di crescita è più sostenuto.
Il confronto con il leader di mercato chiarisce la dimensione della sfida. Nel 2025 Mercedes Benz ha venduto in Giappone quasi 51.000 auto, mantenendo il primo posto tra i marchi importati. Alle sue spalle si sono piazzate BMW, Volkswagen e Audi. Per Tesla, quindi, non basta aggiungere qualche punto percentuale: deve moltiplicare i volumi nel giro di pochi anni. È qui che l’espansione della rete diventa decisiva. In Giappone i consumatori acquistano fiducia tanto quanto acquistano un prodotto, e la fiducia si costruisce con una presenza fisica capillare, un’assistenza rapida e la certezza che la manutenzione non si trasformi in un problema logistico.
Anche la gamma ha un ruolo centrale nel piano. Tesla ha iniziato a raccogliere ordini in Giappone per la Model Y L a sei posti. L’azienda propone questa versione alle famiglie, allargando la domanda oltre i primi adottanti della tecnologia e cercando di entrare più a fondo nel mercato di massa. È un passaggio importante. In Giappone non basta più che un’auto sia elettrica e tecnicamente interessante. Deve anche adattarsi alla logica dell’uso familiare, ai limiti dello spazio urbano e all’approccio prudente dell’acquirente locale.
Le tempistiche di Tesla riflettono anche un contesto globale più ampio. Reuters osserva che le vendite di auto elettriche pure hanno rallentato negli Stati Uniti e in altri mercati chiave, spingendo l’azienda a cercare crescita in aree dove la penetrazione delle EV resta bassa. Da questo punto di vista il Giappone offre un paradosso evidente. Il mercato si muove lentamente, ma proprio per questo lascia ancora ampi spazi da conquistare. Se Tesla riuscirà a superare lo scetticismo istintivo del consumatore locale, la sua base ridotta potrebbe amplificare in modo significativo la crescita.
Resta comunque un obiettivo molto ambizioso. In Giappone i marchi premium tedeschi possono contare non solo sui prodotti, ma anche su reputazioni costruite in decenni, su una clientela fedele e su reti di assistenza molto estese. Tesla deve quindi risolvere tre problemi insieme. Deve ampliare la propria presenza fisica, allargare il pubblico di riferimento e dimostrare che un’auto elettrica può inserirsi nella vita quotidiana giapponese con la stessa naturalezza di un’ibrida. È una sfida enorme. Ma probabilmente è anche l’unica che valga la pena affrontare.