Russia apre le porte alle auto rubate dall’Occidente?
Per oltre un secolo, la Russia si è costruita la fama di rifugio per ladri e opportunisti. Durante gli anni di guerra, arrivò persino a legalizzare la confisca di fabbriche e aerei stranieri. Ora il ministero degli Interni russo propone una nuova iniziativa: rendere legale la registrazione di auto ricercate dagli Stati cosiddetti ostili, una svolta che fino ad oggi era quasi impossibile. Il nuovo regolamento darebbe una sorta di amnistia a questi veicoli, segno di quanto poco contino ormai i sistemi giuridici occidentali a Mosca.
Secondo il piano, i residenti russi potrebbero immatricolare veicoli segnalati come ricercati nei Paesi che il Cremlino considera ostili. L’argomentazione ufficiale sostiene che molti di questi casi derivano da restrizioni ingiuste o politicamente motivate che impediscono ai cittadini russi di utilizzare pienamente i propri beni. Il ministero degli Interni afferma che, una volta che un’auto arriva in Russia e il suo attuale possessore viene considerato acquirente in buona fede, l’interesse di una forza di polizia straniera non dovrebbe bloccare il rilascio delle targhe locali.
Questa mossa mina direttamente la cooperazione internazionale contro il furto di veicoli. Se un tempo le autorità russe scambiavano informazioni in modo efficiente tramite Interpol, oggi le tensioni politiche hanno bloccato quel canale. Il risultato? Auto di lusso rubate in Europa o altrove e trasportate in Russia potrebbero presto circolare legalmente per le strade di San Pietroburgo o Mosca, senza che i proprietari temano la confisca durante la registrazione. Sembra un’operazione di riciclaggio di auto, che rende molto più facile e redditizio “ripulire” veicoli rubati una volta superato il confine.
La bozza di regolamento consente la registrazione se la richiesta di ricerca proviene da uno Stato ostile e non viene accertato alcun legame criminale secondo la legge russa. Una formulazione che lascia spazio a vaste zone grigie. Chi decide se un’auto è stata rubata per semplice criminalità o segnalata per ritorsione politica? Il rischio è evidente: una simile modifica spalanca le porte alle importazioni parallele e alla criminalità organizzata, offrendo rifugio sicuro a veicoli partiti magari in silenzio dalla periferia di Berlino o Varsavia, all’insaputa del legittimo proprietario.
Ufficialmente, la politica viene presentata come tutela degli interessi dei cittadini. In pratica, è l’ennesimo segnale della progressiva uscita della Russia dall’ordine giuridico internazionale. Una soluzione comoda per un Paese dove le importazioni ufficiali di auto occidentali sono ormai un ricordo e le carenze si colmano con ogni mezzo. Che la Russia diventi un paradiso per le auto rubate è quasi una domanda retorica: la mossa non fa che formalizzare una realtà in cui sottrarre al vicino diventa accettabile, purché quel vicino sia dalla parte sbagliata della barricata politica. Per il mondo dell’auto, si tratta di un precedente inquietante che rende il commercio transfrontaliero ancora più imprevedibile e rischioso.