Il Porsche Museum celebra l’era transaxle a motore anteriore
Il Porsche Museum celebra i 50 anni dalla nascita delle sportive transaxle a motore anteriore del marchio. L’allestimento è dedicato a 924, 928, 944 e 968, una famiglia di modelli con motore davanti e cambio in corrispondenza dell’asse posteriore. Per un marchio spesso ricondotto alla sola sagoma della 911, è un promemoria utile: la storia Porsche non è mai stata così lineare.
Porsche non presenta questa iniziativa come una mostra tradizionale.
Secondo la Casa, Forever Young. Celebrating Transaxle non è una classica esposizione speciale statica, ma un programma annuale di installazioni pop up a rotazione. La prima presentazione al Porsche Museum resterà aperta fino al 7 giugno 2026, mentre nelle fasi successive sono previsti altri format e altre sedi.
L’approccio è coerente con il tema. Gli anni del transaxle rappresentarono per Porsche il tentativo di uscire dallo schema a motore posteriore, modellato attorno alla 911, che ancora oggi domina l’immagine pubblica del marchio. La curatrice del museo Iris Haker ha spiegato che una formula museale rigida non sarebbe adatta a vetture che Porsche descrive come accessibili, utilizzabili ogni giorno e tecnicamente audaci.
Che cosa rendeva diversa una Porsche transaxle?
Per Porsche, transaxle indica uno schema in cui il motore si trova all’anteriore, mentre la trasmissione è collocata in corrispondenza dell’asse posteriore. La potenza arriva dietro attraverso un albero di trasmissione inserito in un torque tube rigido. L’obiettivo era ottenere una migliore distribuzione dei pesi e un comportamento più preciso, senza trasformare l’auto in qualcosa di troppo delicato per l’uso quotidiano.
Non fu soltanto un esercizio tecnico pensato per una riga di brochure. La 924 aprì Porsche a un nuovo tipo di clientela. La 928 trasferì la stessa idea in una granturismo più confortevole. La 944 divenne il modello più visibile della famiglia negli anni Ottanta, mentre la 968 portò il concetto alla sua evoluzione finale nella prima metà degli anni Novanta.
Quattro linee di modello e quasi 20 anni di storia Porsche
L’era transaxle iniziò nel 1976 con la produzione di serie della Porsche 924. Il modello nacque dal progetto di sviluppo EA 425, interrotto da Volkswagen nel 1974 e poi rielaborato da Porsche nella propria sportiva. La 928 debuttò a Ginevra nel 1977, introducendo in gamma un motore V8 raffreddato ad acqua, un telaio in alluminio e l’asse posteriore Weissach.
Negli anni Ottanta la 944 diventò la principale forza commerciale della famiglia. La 968, costruita dal 1991 al 1995, rappresentò l’ultimo passaggio della linea. Porsche afferma che tra il 1976 e il 1995 furono vendute quasi 400.000 vetture transaxle, un dato che spiega perché il museo dedichi ora a questo capitolo una scena autonoma.
Il motorsport non era semplice decorazione
Porsche collega l’allestimento anche alle corse, perché le transaxle non rimasero confinate a un impiego stradale tranquillo. La 924 apparve nei rally dal 1979, compresi il Monte Carlo e il Safari Rally, mentre Porsche portò la 924 GTP a Le Mans nel 1980 e nel 1981. Anche Walter Röhrl gareggiò con una versione rally basata sulla stessa architettura.
Questo dà alla mostra più sostanza rispetto a una semplice operazione nostalgica. Sì, Porsche richiama l’estetica degli anni Ottanta, graffiti, cultura pop e riferimenti al mondo racing. Il punto più interessante, però, è un altro: attraverso i modelli transaxle, Porsche può mostrare che la sua identità non è mai stata soltanto la 911. Alcune delle sue idee più rivelatrici avevano il motore davanti e il cambio che lavorava, con discrezione, al posteriore.