KTM finisce in uno scandalo emissioni, colpita la reputazione nell’enduro
KTM deve affrontare gravi accuse in Europa dopo un’inchiesta internazionale secondo cui alcune enduro KTM, Husqvarna e GasGas sarebbero arrivate ai clienti in configurazione depotenziata rimossa, pur risultando conformi alle norme su emissioni e rumore nei documenti. KTM respinge le accuse, ma il caso arriva in un momento delicato per il marchio austriaco, ancora in ripresa dopo la recente crisi finanziaria.
Un’inchiesta indica una rimozione sistematica delle limitazioni
Un’inchiesta coordinata da Climate Whistleblowers e pubblicata da Le Monde, El País, Der Spiegel, DeSmog e altre testate europee sostiene che i modelli enduro KTM abbiano ottenuto l’omologazione in configurazione limitata, per poi essere consegnati dai concessionari senza quelle limitazioni, prima della consegna o poco dopo la vendita. L’indagine riguarda almeno 16 modelli enduro delle gamme KTM, Husqvarna e GasGas.
Il presunto schema ruota attorno a due livelli. Sulla carta, la moto risulta in configurazione omologata e idonea alla circolazione stradale. Nella pratica, il cliente potrebbe ricevere un mezzo sul quale il concessionario ha rimosso o modificato componenti legati al controllo di emissioni e rumore, tra cui sonda lambda, catalizzatore, restrittori dell’aria o dell’aspirazione e software di gestione motore. Secondo DeSmog, alcuni concessionari avrebbero detto agli investigatori che KTM era a conoscenza della pratica e forniva alle sedi di vendita componenti e formazione.
Il problema non è solo legale, ma anche meccanico
Le moto da enduro vivono al confine tra due mondi. Non sono moto stradali convenzionali, ma in Europa spesso devono avere una targa perché i piloti devono usare strade pubbliche per raggiungere sentieri nei boschi, campi gara o aree di allenamento. È proprio per questo che l’omologazione offre a modelli come KTM EXC ed EXC F un vantaggio commerciale. L’acquirente ottiene una moto dal carattere racing che può anche essere usata su strada.
Quando una moto rispetta le regole solo nella configurazione omologata, ma nella realtà circola in un assetto diverso, l’omologazione perde gran parte del suo significato. Il caso suonerà familiare a chi ha seguito gli scandali dell’industria automobilistica. Il parallelo con il Dieselgate non è tecnicamente esatto, perché qui non si parla di un software capace di riconoscere un ciclo di prova. Al centro ci sarebbero invece modifiche fisiche e software successive all’omologazione. La logica, però, resta simile: il mondo regolatorio e l’uso reale non coincidono.
I test di laboratorio hanno rilevato più inquinamento e più rumore
Secondo uno studio indipendente commissionato dall’ICCT, una KTM EXC 300 Enduro senza limitazioni è risultata oltre dieci volte più inquinante e circa due volte più rumorosa rispetto ai limiti di omologazione UE per le motociclette. El País ha riferito che alcuni valori misurati, compresi monossido di carbonio ed emissioni di particolato, superavano i limiti legali fino a 20 volte.
Dal punto di vista tecnico, non dovrebbe sorprendere. Rimuovere il catalizzatore, interrompere il funzionamento della sonda lambda e ricalibrare la gestione motore per una miscela più ricca dà al motore più spinta, ma produce anche più idrocarburi incombusti, monossido di carbonio e particolato. Nell’uso enduro significa risposta dell’acceleratore più pronta e migliore trazione a bassa velocità. Su strada pubblica significa più inquinamento e più rumore.
KTM nega ogni illecito
KTM AG ha risposto il 27 maggio 2026 con una dichiarazione in cui respinge le accuse e afferma che tutti i modelli enduro KTM, Husqvarna e GasGas lasciano la fabbrica in condizioni omologate e idonee alla circolazione stradale. KTM ha aggiunto che un concessionario può convertire una moto per uso agonistico o fuoristrada su richiesta del cliente solo dopo l’acquisto, ma in quel caso il cliente deve comprendere che la moto perde il diritto di circolare su strade pubbliche.
Il costruttore richiama anche il tema dei volumi. I modelli enduro rappresentano circa il 3 per cento delle vendite globali di KTM. KTM sostiene inoltre che le moto enduro percorrono pochi chilometri ogni anno e che il loro impatto complessivo in termini di CO2 resta ridotto rispetto alle moto stradali.
Questa difesa risponde a una parte della questione, ma non alla contraddizione centrale. Se le affermazioni dei concessionari e le registrazioni nascoste si rivelassero accurate, l’attenzione si sposterebbe dal cancello della fabbrica alla rete di vendita. Il costruttore ha semplicemente venduto una moto legale, oppure ha contribuito consapevolmente a creare un processo che rendeva la moto illegale dopo l’omologazione?
I regolatori potrebbero finire sotto pressione
Finora nessuna autorità europea ha accusato pubblicamente KTM di aver violato norme su emissioni o omologazione. Autocar India ha sottolineato che le accuse restano nella fase dell’inchiesta e che KTM nega ogni illecito.
Nonostante ciò, DeSmog ha riferito che le autorità dei trasporti francesi e tedesche stanno esaminando i risultati, mentre la Commissione europea è stata informata del rapporto ICCT. Se le autorità dovessero accertare una violazione, il caso potrebbe portare a sanzioni, restrizioni alle vendite, richiami o controlli più severi su tutto il settore enduro.
Per l’Europa, il caso tocca un nervo scoperto
Rispetto alle auto, il mercato motociclistico europeo non è il principale problema in termini di emissioni. Ma il settore enduro dipende in larga misura dalla fiducia. L’acquirente vuole una moto potente e leggera. L’autorità vuole un mezzo idoneo alla circolazione stradale. Il costruttore vuole vendere entrambe le idee insieme. Se le accuse degli investigatori reggeranno, il caso KTM mostrerà quanto sia fragile questo compromesso.
La posta in gioco è alta anche sul piano competitivo. KTM ha costruito per anni la propria immagine attorno allo slogan “Ready to Race” e ha dominato il mondo dell’enduro e dell’off road insieme a Husqvarna e GasGas. Se il marchio perderà fiducia in Europa, Beta, Sherco, Honda, Yamaha e altri costruttori potrebbero trarne vantaggio puntando su omologazioni più pulite e su un processo di vendita più trasparente.
Uno scandalo nel momento peggiore
La recente situazione finanziaria di KTM rende il caso ancora più delicato. Reuters ha riferito nel maggio 2025 che l’indiana Bajaj Auto avrebbe assunto il controllo di KTM attraverso un pacchetto di debito da 800 milioni di euro, pensato per aiutare il costruttore austriaco a uscire dalla ristrutturazione. Prima di allora, KTM aveva affrontato seri problemi di liquidità e una riorganizzazione sotto supervisione del tribunale.
Questo significa che lo scandalo emissioni non rappresenta solo un rischio tecnico o legale. È anche un problema reputazionale e commerciale in un momento in cui KTM deve ricostruire forniture, volumi di vendita, fiducia dei concessionari e fiducia dei proprietari. Se un’indagine ufficiale confermasse le accuse, Bajaj potrebbe ereditare non solo un peso debitorio, ma anche un problema di credibilità in Europa sul fronte dell’omologazione.
Riepilogo tecnico
L’inchiesta riguarda almeno 16 modelli enduro KTM, Husqvarna e GasGas.
Le accuse si concentrano su configurazioni omologate che i concessionari avrebbero poi privato delle limitazioni.
Le presunte modifiche potrebbero includere la disconnessione della sonda lambda, la rimozione o sostituzione del catalizzatore e la ricalibrazione della gestione motore.
Un test commissionato dall’ICCT ha rilevato che una KTM EXC 300 Enduro senza limitazioni superava di molto i limiti di emissioni e rumore.
KTM nega ogni illecito e afferma che tutte le moto lasciano la fabbrica in condizioni idonee alla circolazione stradale.