Ford Escort Mk1 RS
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La Ford Escort Mk1 RS torna e costa quanto una supercar

Autore auto.pub | Pubblicato il: 11.06.2026

Boreham Motorworks riporta in vita la Ford Escort Mk1 RS con l’approvazione ufficiale di Ford, ma non si tratta di una classica restaurata né dell’ennesima restomod. È una nuova due porte a trazione posteriore, con numero di telaio certificato da Ford, un peso obiettivo di 895 kg e, nella versione più estrema, un motore aspirato capace di arrivare a 10.000 giri/min. I prezzi partono da 295.000 sterline, tasse e optional esclusi, pari a circa 342.000 euro.

Non è una Escort restaurata

Boreham Motorworks definisce la sua Ford Escort Mk1 RS una “Continumod”. Il termine potrà anche sembrare marketing, ma la distinzione è importante. L’azienda non va a caccia di vetture donatrici, non taglia vecchie scocche stanche per innestarvi componenti moderni. Ogni esemplare nasce da zero come veicolo nuovo, ma su licenza ufficiale Ford e con un numero di telaio certificato da Ford.

La produzione è limitata a 150 unità, disponibili sia con guida a sinistra sia con guida a destra.

Questo rende il progetto più interessante di una semplice operazione nostalgia. La Escort Mk1 RS tocca un nervo molto preciso nella cultura automobilistica britannica ed europea. La Mk1 originale era semplice, leggera e meccanicamente sincera, e si è costruita una leggenda tanto nei rally quanto in pista. Boreham non mette quella storia sotto una teca. Sta cercando di ricreare la stessa idea di base con materiali moderni, ingegneria più raffinata e una precisione molto superiore.

Due motori, due caratteri molto diversi

La gamma motori è divisa nettamente in due. La versione d’ingresso adotta un quattro cilindri Twin Cam aspirato da 1845 cc, con 185 CV, o 136 kW, e un regime massimo di 8.500 giri/min. La potenza arriva alle ruote posteriori attraverso un cambio manuale a quattro marce, scelto per preservare il più possibile il carattere d’epoca della Escort originale.

Il vero pezzo forte è il TEN-K. Questo quattro cilindri aspirato da 2,1 litri eroga 330 CV, o 243 kW, secondo Boreham, e sale fino a 10.000 giri/min. Il motore pesa appena 85 kg e utilizza corpi farfallati individuali, un airbox in fibra di carbonio, bielle forgiate, componenti ricavati dal pieno, un volano monomassa alleggerito e una frizione bidisco.

Nella versione al vertice della gamma, il TEN-K trasmette la potenza alle ruote posteriori tramite un cambio manuale a cinque marce con prima in basso. La coppia è di circa 210 Nm.

Accanto ai moderni motori turbo, 210 Nm non sembrano un valore particolarmente impressionante, ma non è questo il punto di quest’auto. Con un peso obiettivo di 895 kg, i 243 kW portano la Escort a un rapporto peso/potenza di circa 272 kW per tonnellata. Numeri che collocano questa piccola Ford in un territorio da vera sportiva, ma con un’impostazione molto diversa: meno larghezza di pneumatici e meno mediazione elettronica, più precisione sull’acceleratore, più giri e più coinvolgimento del guidatore.

Struttura in acciaio, carbonio dove serve

La Escort Mk1 RS utilizza una nuova scocca portante in acciaio, rinforzata e adattata al moderno gruppo propulsore e all’abitacolo. Cofano anteriore, cofano bagagli e pannelli strutturali interni sono in fibra di carbonio. Rispetto a una scocca originale fedele all’epoca, la rigidità torsionale aumenta del 50 per cento.

Le dimensioni restano vicine a quelle della vecchia Escort, ma non si tratta di una copia perfetta al millimetro. L’auto è lunga 3.780 mm, larga 1.703 mm e alta 1.335 mm. Il passo è stato allungato di 30 mm rispetto alla geometria originale per migliorare la stabilità alle velocità più elevate.

È una modifica piccola ma significativa. La Escort originale nasceva in un’epoca in cui velocità, pneumatici e livelli di aderenza appartenevano a un mondo molto diverso.

Meccanica, non digitale

Boreham non ha montato servosterzo, ABS o controllo di trazione. Nel 2026 può sembrare quasi una provocazione, ma è un elemento centrale del carattere dell’auto. Il guidatore non sceglie modalità di guida e non si aspetta che un algoritmo sistemi tutto all’ultimo momento. La vettura chiede capacità e in cambio promette risposte dirette.

All’anteriore c’è uno schema MacPherson montato su un telaietto tubolare dedicato. Al posteriore, un ponte rigido a sei bracci utilizza alluminio e titanio in una soluzione che, secondo Boreham, dimezza la massa non sospesa al retrotreno. Un differenziale meccanico a slittamento limitato aiuta gli pneumatici posteriori a trovare trazione senza il filtro dell’elettronica.

L’impianto frenante è modesto per gli standard delle supercar moderne, ma coerente con il peso. Davanti ci sono dischi ventilati in due pezzi da 300 mm con pinze a quattro pistoncini, mentre dietro arrivano dischi da 260 mm e pinze a due pistoncini. Gli pneumatici sono Yokohama A052, nelle misure 205/50 R15 all’anteriore e 225/50 R15 al posteriore.

Una Escort popolare diventa uno speciale da collezione

Boreham chiede a partire da 295.000 sterline, tasse e optional esclusi, per la Ford Escort Mk1 RS, pari a circa 342.000 euro.

È un prezzo che recide definitivamente il legame della Escort con la sua vecchia immagine di auto per tutti. La Escort RS2000 originale erogava circa 74 kW negli anni 70, pesava attorno a 914 kg e copriva lo 0-97 km/h in circa nove secondi. La nuova Escort di Boreham segue la stessa formula di base, fatta di peso contenuto, trazione posteriore e legame meccanico con il guidatore, ma la propone al prezzo di un’auto esclusiva costruita a mano.

Guardando al mercato europeo, non si confronta con una nuova Ford Mustang o con un normale coupé sportivo. I veri rivali stanno nel mondo delle restomod più costose, delle serie limitate ufficialmente approvate e delle vetture in stile continuation, dove chi compra non paga soltanto la velocità. Paga la storia, il numero di telaio, i materiali, la qualità costruttiva e l’esclusività.

Perché questa Escort conta

La Boreham Escort Mk1 RS mostra che l’idea di un’auto classica può continuare a vivere senza dover tagliare all’infinito vetture donatrici. Restaurare vecchie scocche sta diventando sempre più costoso, le buone auto di partenza sono sempre più rare e gli appassionati vogliono sempre più spesso qualcosa che si possa davvero guidare, non soltanto ammirare in un catalogo d’asta.

La nuova Escort risponde a questa contraddizione in un modo tecnicamente pulito, anche se estremamente costoso.

Solleva anche una domanda legittima: quanta parte dell’anima di un’auto d’epoca resta quando ogni componente è realizzato ex novo? La risposta dipende dal guidatore. Per un purista, potrebbe essere troppo perfetta e troppo costosa. Per un appassionato di guida, potrebbe essere proprio questo il punto: proporzioni da vecchia Escort, trazione posteriore e sensazioni analogiche, abbinate a rigidità, aderenza e affidabilità moderne.