I costruttori auto attendono miliardi di rimborsi sui dazi di Trump
Ford, General Motors, Mercedes-Benz e Stellantis stimano possibili rimborsi dei dazi negli Stati Uniti per circa 2,3 miliardi di dollari complessivi. Il denaro, naturalmente, non è ancora arrivato, ma alcuni costruttori hanno già incluso l’indennizzo atteso nei risultati del primo trimestre.
I costruttori hanno avviato le richieste di rimborso dei dazi dopo la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di febbraio, che ha annullato una parte delle tariffe introdotte dall’amministrazione Donald Trump. Secondo Reuters, agli importatori potrebbero spettare rimborsi complessivi fino a 166 miliardi di dollari, ma la procedura potrebbe richiedere mesi.
L’industria automobilistica è tra i settori colpiti più direttamente dalla politica tariffaria di Trump. Per questo i produttori hanno iniziato a riflettere nei conti i possibili rimborsi, anche se i tempi effettivi dei pagamenti restano incerti.
Ford prevede un rimborso di circa 1,3 miliardi di dollari, General Motors di circa 500 milioni. Anche Mercedes-Benz ha inserito l’indennizzo atteso nel bilancio del primo trimestre. Stellantis stima un impatto positivo di circa 400 milioni di euro, pari a 467 milioni di dollari.
Ford e GM hanno sottolineato che non contabilizzeranno queste somme come free cash flow finché il denaro non sarà effettivamente accreditato. In altre parole, l’effetto è già visibile nel conto economico, ma nel bilancio il rischio resta presente.
La presentazione delle richieste di rimborso potrebbe creare una nuova tensione tra i costruttori e l’amministrazione Trump. Secondo Reuters, Trump ha dichiarato a CNBC che ricorda le aziende che non chiedono i rimborsi, senza però precisare quale vantaggio potrebbero ottenerne. La direttrice finanziaria di Ford, Sherry House, ha motivato la richiesta con la tutela degli interessi degli azionisti.
La situazione, quindi, resta ambivalente per i costruttori. Sul piano giuridico hanno una base per chiedere indietro il denaro, ma sul piano politico questa scelta potrebbe peggiorare i rapporti con un’amministrazione che continua a plasmare la politica commerciale degli Stati Uniti.
Anche possibili rimborsi per miliardi, però, non eliminano la pressione sui costi per il settore. I dazi contestati rappresentavano soltanto una parte di un regime tariffario più ampio. Sui produttori continuano infatti a pesare i dazi su acciaio, alluminio, automobili e componenti importati da Messico e Canada. GM stima per quest’anno un impatto dei dazi compreso tra 2,5 e 3,5 miliardi di dollari, Ford intorno a 1 miliardo.
Volkswagen adotta un approccio più prudente sui rimborsi: il direttore finanziario del gruppo, Arno Antlitz, ha dichiarato che l’eventuale indennizzo sarebbe modesto rispetto a un costo annuo per dazi di circa 4 miliardi di euro. Un segnale del fatto che i rimborsi possono migliorare i risultati trimestrali, ma non risolvono il problema strategico dei costruttori.