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Auto cinesi: assistenti premurosi o spie su quattro ruote?

Autore auto.pub | Pubblicato il: 18.02.2026

Benvenuti nel 2026. L’auto non è più solo un mezzo di trasporto: è diventata un sofisticato terapeuta high-tech con una spiccata vocazione per la sorveglianza, capace di conoscere la vostra posizione sul sedile, i gusti musicali e forse anche l’ultimo burger notturno.

Mentre i costruttori europei ancora si arrovellano sull’usabilità degli infotainment, i marchi cinesi hanno già portato la raccolta dati a livelli industriali.

1. La tua auto si preoccupa, forse troppo

Un’auto elettrica cinese moderna spesso monta più telecamere di uno studio televisivo. Marchi come Nio, BYD e Xiaomi giurano che sia tutto per la sicurezza e l’esperienza utente.

Telecamere interne e biometria

Ufficialmente, le telecamere rivolte all’interno servono a monitorare la stanchezza del guidatore. In realtà, tracciano anche espressioni facciali, movimenti oculari e comandi vocali. Un profilo biometrico è utile per regolare sedili e specchietti, ma lo è altrettanto per affinare gli algoritmi.

Un volto non è una password: se viene violato, non si può cambiare.

Sensori esterni e LiDAR

Con copertura a 360 gradi tra telecamere, radar e LiDAR, l’auto mappa costantemente l’ambiente circostante con una precisione impressionante. Passando davanti a edifici governativi sensibili, il veicolo può catturare immagini più aggiornate di molti servizi di mappatura pubblici.

Ogni veicolo smart genera enormi quantità di dati ogni ora, abbastanza da riempire diversi hard disk nel tempo. Tutto questo serve davvero solo a mantenere la corsia e regolare il cruise control, o si trasforma anche in un inventario dettagliato delle infrastrutture occidentali? La domanda resta.

2. Server lontani, molto lontani

Qui le dichiarazioni ufficiali sfumano nella speculazione.

Un fatto è certo: la legislazione cinese sulla cybersicurezza obbliga le aziende a collaborare con le autorità statali in caso di sicurezza nazionale. Questo quadro legale condiziona l’intera discussione.

Se la vostra MG Motor o Zeekr carica i log diagnostici su server in patria, serve una buona dose di fiducia per credere che nessun altro vi metterà mai mano.

Nei forum online circolano voci secondo cui alcuni modelli potrebbero attivare i microfoni anche da fermi. Prove concrete? Poche. Ma nell’era digitale, le voci bastano a far rumore.

3. L’Occidente tira il freno

I governi hanno iniziato a considerare le auto connesse più di semplici gadget.

Negli Stati Uniti, l’amministrazione Biden ha classificato alcune categorie di software automotive cinesi come potenziale rischio per la sicurezza nazionale. Si parla di limitare il codice di origine cinese nei sistemi critici. Nessun politico ama l’idea che una potenza straniera possa, almeno in teoria, avere un interruttore remoto sulle infrastrutture stradali.

L’Europa ha scelto una via più diplomatica: dazi all’importazione e, nel frattempo, una revisione silenziosa delle questioni di sicurezza dei dati. In paesi come Polonia e Regno Unito, già esistono linee guida che limitano l’accesso di veicoli stranieri vicino a siti sensibili.

Curiosamente, la Cina ha giocato d’anticipo: anni fa ha vietato le Tesla in alcune aree militari. A Pechino sanno bene come funziona la mobilità connessa.

4. Dovresti davvero preoccuparti?

Se non trasportate segreti di Stato, il vostro costruttore è probabilmente più interessato al vostro profilo pubblicitario che alla geopolitica. Il vero valore commerciale sta nei servizi mirati e negli aggiornamenti software, non nelle spy story.

Eppure, guidando una EV cinese super connessa, partecipate a un enorme esperimento reale. L’hardware è notevole, i prezzi aggressivi, le prestazioni spesso sorprendenti. Il prezzo? I dati. Sempre i dati.

La vostra nuova elettrica sarà anche veloce, comoda e conveniente. Ma in omaggio potreste immaginare un Colonnello a 7000 chilometri di distanza, informato in tempo reale sui vostri spostamenti. Che sia spionaggio o semplice customer care del XXI secolo, dipende solo dalla vostra tolleranza al rischio.

Se avete già firmato il leasing e scoperto che la vostra auto è più sveglia del vostro PC di casa, meglio limitare i danni che farsi prendere dal panico. Ecco come tenere la privacy fuori dall’abitacolo.

Consigli pratici per limitare l’esposizione dei dati
1. Controllate i permessi delle app

L’app per smartphone è spesso l’anello debole.

Impostate l’accesso alla posizione solo durante l’uso, mai sempre. Disattivate la sincronizzazione dei contatti se non indispensabile. La vostra auto non ha bisogno del numero del dentista.

2. Disattivate la biometria dove possibile

Molti nuovi modelli, come Nio e Zeekr, offrono il riconoscimento facciale per caricare i profili guidatore.

Se potete, spegnetelo e regolate i sedili a mano. Disattivate anche le funzioni di attivazione vocale continua: comodità e privacy non vanno mai d’accordo.

3. Coprite le telecamere interne

Può sembrare eccessivo, ma una semplice copertura fisica sulle telecamere interne garantisce che non vedano nulla. Alcuni sistemi di monitoraggio protesteranno: è il prezzo della certezza.

4. Rivedete le impostazioni di condivisione dati

Spulciate nei menu privacy o info del veicolo. Disattivate le opzioni come “dati di utilizzo” o “miglioramento servizi” dove possibile. Spesso sono solo un lasciapassare per la raccolta e l’analisi remota dei log.

5. Controllate la connettività

Evitate di collegare l’auto a reti Wi-Fi pubbliche. A casa, controllate i log del router per vedere quanti dati trasmette il veicolo di notte. I numeri possono sorprendere.

6. Ripensate i preferiti del navigatore

Non memorizzate l’indirizzo di casa come “Casa” nel navigatore. Usate un incrocio o una stazione di servizio vicina. Così il sistema non saprà mai esattamente dove rientrate ogni sera.

La privacy digitale più sicura resta una familiare a benzina del 1998 con antenna radio e poco altro. Ma se avete scelto il futuro, accettate che vi osservi. La vera domanda non è se l’auto raccoglie dati: lo fa. È quanto di voi siete disposti a cedere in cambio della comodità.